ALPE ADRIA (agosto 2011)

ALPE ADRIA  –  20-27 agosto 2011

(testo di Giuseppe Simoni)

L’avventura ha un prologo di venerdì, con l’appuntamento per il carico dei bagagli e di alcune bici sul furgoncino appositamente noleggiato. Ritrovo presso la piscina Arcoveggio, in un pomeriggio estivo con  38° all’ombra. L’operazione di carico è rapida, ma la sudata è inevitabile.

Sabato 20 agosto

Monfalcone  –  Aquileia  (km 51,0  –  dislivello m 58)

Alla stazione di Bologna si ritrovano Patrizia, Alessandra, Barbara, Carlotta, Gabriella, Lucia, Giuseppe, Riccardo, Vincenzo.

Come al solito, l’impeccabile servizio di Trenitalia ha puntualmente “non allestito” il vagone per il trasporto biciclette. Come al solito si deve discutere con la capotreno per poter ottenere ciò che in ogni altro paese europeo è normale ricevere dopo avere pagato un biglietto. Comunque si parte e si arriva quasi puntuali a Monfalcone all’incontro con il furgone che ci riconsegna le bici ed i nostri compagni di viaggio Mario e Fabrizio.

Usciti dal traffico cittadino ci avviciniamo alla costa, attraversando zone umide, boschi e lagune. Sosta per uno spuntino, per rinfrescarsi, affacciarsi sul mare e visitare il centro di Grado. Percorriamo il ponte e la lingua di terra che unisce Grado alla terra ferma, poi la nuovissima ciclabile fino ad Aquileia, dove ci accoglie la splendida visione della basilica e, proprio sul piazzale antistante, l’acqua fresca di una provvidenziale fontana.

Domenica 21 agosto

Aquileia  –  Venzone  (Km 95,6  –  dislivello m 405)

“Questa mattina partiamo presto, perché il percorso è lungo.”

Infatti alle 8.30 siamo tutti pronti in sella e si parte, si pedala, si pedala e dopo 6 km siamo arrivati… ad Aquileia. Nessun errore.  I 6 km sono stati percorsi girando in circolo per il paese per visitare gli scavi, l’antico porto romano, l’abbazia e… una famosa pasticceria. Finalmente lasciamo Aquileia per Palmanova. Il percorso verso nord è pianeggiante fino oltre Udine, che decidiamo di non attraversare per evitare il traffico eccessivo e possibili difficoltà nel trovare la strada giusta.

Ci avviciniamo alla zona collinare, territorio del Friuli famoso per i vini tipici, ed iniziano dolci saliscendi: Nimis, Tarcento, Gemona. La temperatura si avvicina ai 38°, che sull’asfalto passano i 40°.  Finché si pedala (lentamente) si sopravvive, ma appena fermi l’aria diventa incandescente ed i ciclisti cercano disperatamente un’ombra e, se c’è, una fontana. Il pranzo ideale è un gelato.

Lunedì 22 agosto

Venzone – Tarvisio  (Km 71,4  –  dislivello m 666)

La tromba suona la sveglia per gli alpini e per noi. Visita d’obbligo a Venzone, che conserva intatto il suo aspetto medioevale nonostante i gravissimi danni subiti dal terremoto del 1976.

Poi si parte per cercare l’inizio della ciclovia realizzata sul tracciato della dismessa ferrovia Pontebbana. Il percorso è veramente bello: alti viadotti, gallerie, vista sulle ripide valli laterali fanno dimenticare qualche disagio provocato da alcune interruzioni, dovute a lavori di completamento della ciclovia ancora in corso.

Finalmente l’ex stazione ferroviaria di Tarvisio: il cartello segnaletico, la voglia di festeggiare, la foto di gruppo, e così non ci accorgiamo di essere già nel centro del paese, a poca distanza dall’albergo. Ripartiamo e pedaliamo, finché ad un bivio un cartello ci avverte: a destra Slovenia, a sinistra Austria. Così ci rendiamo conto di avere ampiamente oltrepassato il paese e di dover tornare indietro per almeno un paio di chilometri.

Martedì 23 agosto

Tarvisio – Spittal an der Drau  (Km 95,1  –  dislivello m 465)

Passiamo il confine. Anche in Austria fa caldo, ma rispetto alle notizie che ci arrivano dall’Italia qui la temperatura è accettabile. E poi il percorso segue quasi costantemente un fiume, prima il Gail, poi la Drava, e vicino al fiume l’aria è più fresca. Attraversiamo Villach ed arriviamo a Spittal an der Drau. Dopo una breve visita ci dirigiamo verso l’albergo, che non è proprio nel centro di Spittal, ma in una piccolissima frazione vicina, St. Wolfgang.

Peccato che questo posto si trovi proprio in cima alla collina che separa la valle della Drava dal lago Millstätter e che per arrivarci ci sia un dislivello di oltre 200 metri da salire in pochi chilometri, dopo averne già percorsi quasi 90. Però ne vale davvero la pena. Il lago Millstätter merita una sosta e una foto, la successiva salita in mezzo ai boschi è dura, ma piacevolissima, e la località di St. Wolfgang è immersa nel silenzio e nel verde.

Mercoledì 24 agosto

Spittal an der Drau – Bischofshofen  (Km 112,0  –  dislivello m 1143)

E’ la tappa più lunga: 85 km dice il programma, ma alla fine saranno 112.

E’ la tappa con il dislivello più impegnativo: 500 metri dice il programma, ma alla fine saranno 1143. E’ la tappa dell’attraversamento della catena montuosa degli Alti Tauri, che avviene con il treno – navetta da Mallnitz a Bockstein. Ma prima a Mallnitz bisogna arrivarci: da Obervellach sono 500 metri di dislivello in 8 chilometri.

Qualcuno pensa di aiutarsi con il doping, facendosi fare una “iniezione” da una vespa.

Giunti in cima scopriamo che in realtà la salita è di soli 6 chilometri, perché gli ultimi due sono un falsopiano. Ma il dislivello resta di 500 metri e questo significa che la pendenza affrontata è stata superiore al previsto. Scesi dal treno, veloce picchiata su Bad Gastein, poi Dorfgastein, …sarà tutta discesa fino all’arrivo.  Invece no; un bivio non visto, una pericolosa galleria su una strada ad alto traffico, cerchiamo di evitarla e così dobbiamo risalire di nuovo per scavalcare una stretta gola della valle.

Intanto viene sera e gli ultimi 15 km li affrontiamo quando ormai è buio. Arriviamo in hotel alle 21.30; l’albergatore, avvertito del ritardo, ci ha aspettato per la cena. Per fortuna, perché restare senza cena questa sera sarebbe stato davvero un problema serio.

Eppure, la cosa più impegnativa di questa giornata non è stata la salita, né la ripida discesa, né la lunghezza del percorso od il viaggiare al buio. L’intero gruppo di ciclisti  messo in crisi dai quiz logico – matematici di Carlotta, seconda media. Se io ti do una mela ne hai il doppio delle mie, ma se tu la dai a me ne abbiamo lo stesso numero. Ma quante mele ho…?   Forse qualcuno ha fatto indigestione di mele questa notte.

Giovedì 25 agosto

Bischofshofen – Salisburgo   (Km 57,6  –  dislivello m 260)

E’ l’ultima tappa. E si vede. Il gruppo sembra non sentire più la fatica e pedala veloce verso Salisburgo.  Costeggiamo il fiume Salzach;  intorno castelli, pareti di roccia verticali, paesi e campagne talmente curati da sembrare finti.

C’è tempo ancora per una sosta ad Hallein, antico abitato di origine celtica e centro di miniere di sale; è possibile visitare il museo, ma molti preferiscono visitare la “gelateria italiana”, che serve coppe gelato da quasi mezzo chilo.  Una lunga ciclabile sull’argine, finché non appare di fronte il castello di Salisburgo ed entriamo nel centro storico, passando davanti ai principali monumenti della città: il Duomo, la casa di Mozart, la Residenza dei principi – vescovi.

Venerdì 26 agosto

Km 91,0  –  dislivello m 612 (Berchtesgaden)

Giornata libera a Salisburgo, c’è chi visita castelli, chi va per Musei, chi fa shopping e chi… non si ancora sgranchito abbastanza le gambe e si sorbisce altri 90 km per una visita alla vicina regione bavarese di Berchtesgaden.

Sabato 27 agosto

Si torna. Bagagli, sei bici e due passeggeri sul furgoncino, tutti gli altri (con le residue bici) in stazione a prendere il treno. Qui Salisburgo presenta un aspetto che ci ricorda Bologna: la stazione è tutta un cantiere, con biglietterie, ufficio informazioni, edicola, bar e servizi diversi ospitati in baracche sul piazzale. Ma la somiglianza finisce qui, perché certamente gli amici austriaci la nuova stazione riusciranno a finirla presto…

Salisburgo, Innsbruck, Brennero… ma dove sono finiti Vincenzo e Riccardo, lasciando le loro bici incatenate in stazione?  Misteriosamente dispersi nella stazione di Innsbruck,  perdono il treno e devono iniziare l’inseguimento al resto del gruppo fino a Bologna.

Al Brennero si svolge una scena da vecchio film in bianco e nero. In quella che un tempo era una stazione piena di traffico, con viaggiatori, doganieri e “polizei”, oggi ridotta (effetto Schengen) ad un insieme di tettoie abbandonate ed anche un po’ fatiscenti, in una giornata grigia e fredda, sotto una fitta pioggerella invernale, sei strane figure trascinano alcune bici incatenate tra un treno e l’altro…  Ladri di biciclette?

Comunque il rientro avviene senza altri inconvenienti e, grazie alla pazienza e disponibilità di Fabrizio, una volta giunti a Bologna viene effettuato il recupero e la distribuzione di bici, bagagli e ciclisti presso le rispettive abitazioni.

testo completo di foto:  ALPE ADRIA