IL CAMMINO DI SAN BENEDETTO dal 21/04 al 01/05/2019

IL CAMMINO DI SAN BENEDETTO CON IL CICLO-CAI BOLOGNA: racconto e riflessioni personali a cura di Massimo Capobianco

Ogni giro non comincia dalla prima pedalata, specie questo. C’è una speciale eccitazione nel pensare di prender parte ad un percorso a tappe e mille suggestioni si affacciano confusamente alla coscienza: ce la farò? Ne vale la pena? Sarebbe bello! Chi viene? Chi guida? Come sarà il tempo? Cosa mi porto? Come ci muoveremo? Cosa vedremo? Poi tra le altre: ma di preciso che giro è?

Una piccola ricerca su Google fornisce la risposta:  dunque, sarà un giro tra Umbria e Lazio e la mente va alla ricerca di esperienze passate trovando poco e niente se non vaghi ricordi di scuola di: zone montagnose, piccoli paesi, immagini di recenti terremoti. Pian piano le cose vanno a posto: una guida super affidabile, diversi amici di sempre nel gruppo, il mille volte citato libro di Frignani a garantire i dati del percorso, e infine le ciliegine sulla torta: la partenza da Spoleto (con gli associati ricordi della Spoleto-Norcia) e una partenza in pullman nel pomeriggio del giorno di Pasqua che renderà epico il tour: “famiglia, non posso indulgere nei banchetti pasquali, la mtb mi aspetta!”

1° tappa: SPOLETO – NORCIA

Il pullman ci lascia a Spoleto all’Hotel Arca che già conoscevo dallo scorso settembre per aver partecipato alla gara col nostro gruppo guidato da Ivan, insieme ad altre 2mila persone alla omonima gara. Oltre alla nostra super guida Elisabetta, al “cartografo” Beppe, all’”accompagnatore qualificato” Fabietto, ci sono anche la “storica” Lucia, l’”inossidabile” Toni, il “fratellino” Matteo, la “coppia a batteria” Valeria e Maurizio, l’”ineffabile” Paolo, e io. A Spoleto incontriamo Elena della “scuderia” di Giovani Czortek che ci ha fatto diverse volte da guida a San Sepolcro. L’albergo è stipato di ragazzini che prenderanno parte ad un locale torneo di calcio.  Dopo cena c’è appena il tempo di una breve visita in notturna al centro storico di Spoleto.

Si parte, dalle ricerche di Beppe sappiamo che il percorso ufficiale non sarà percorribile, causa la chiusura di una galleria in seguito al terremoto. Per evitare un lungo tunnel sulla strada principale optiamo per il percorso che passa da Preci di cui avevo traccia per averlo fatto coi ragazzi di MTB Marche Adventure insieme a Giuliana, che non si è potuta aggregare perché convalescente.

Partiamo lungo la ciclabile fino a Caprareccia dove proseguiamo lungo la SS395 per il passo del Cerro.

Raggiungiamo Piedipaterno da dove riprendiamo il percorso della ciclabile lungo il Nera fino a Cerreto dove facciamo una veloce sosta pranzo a base di porchetta. Proseguiamo per la statale della Valnerina SS209 che lasciamo all’incrocio della provinciale per Norcia SP476. All’altezza di Preci la strada prosegue costeggiando il parco dei Monti Sibillini. Le due belle chiese che avevo ammirato nel 2016 Chiesa di San Salvatore e la Chiesa della Madonna Bianca sono state distrutte dal terremoto. Altri segni di rovine sono evidenti. Personalmente ne sono toccato.

A quota 1010 scolliniamo sotto un cielo minaccioso di pioggia e un forte vento gelido. In meno di 20 minuti raggiungiamo Norcia e dopo qualche minuto raggiungiamo l’ostello “Il Capisterium” mentre inizia una fastidiosa pioggerellina. Il gestore ci fornisce gentilmente alcuni ombrelli coi quali, dopo esserci lavati e cambiati, raggiunti da Francesco, ci rechiamo in visita alla città. Quello che vediamo ci era stato anticipato dai TG, ma dal vivo, su di me l’impatto delle macerie è profondo, la scalinata sulla quale avevamo fatto merenda nel 2016 è sparita, sostituita dai pali delle impalcature messe a sostegno di quanto è rimasto degli antichi palazzi.

Sotto la statua di S. Benedetto, Lucia prosegue il racconto delle imprese di Bnedetto, di come sia riuscito a focalizzare le diverse congregazioni monacali intorno ad una “Regola” comune che grazie ad un lavoro propagazione degli antichi testi, di accoglienza ed aggregazione delle genti, ha di fatto gettato le basi della cultura europea. Anche da laici non si può non riconoscergli questo merito.

2° tappa: NORCIA-LEONESSA

Si riparte sotto un cielo plumbeo su sentieri paralleli alla SP476, incontriamo ancora diversi caseggiati crollati e un po’ di fango nei tratti sterrati. Raggiungiamo Ocrichio, Fogliano e infine Cascia. L’entrata in città è disagevole perché alcune strade passano per la zona rossa e sono chiuse, come noi alcuni pellegrini a piedi devono fare un lungo giro per poter arrivare nel centro città. Facciamo merenda nella piazzetta davanti alla basilica di Santa Rita purtroppo chiusa. Ci rifugiamo nel capannone di un bar durante alcuni brevi scrosci di pioggia. Comincia la ricerca dei timbri sulle credenziali del pellegrino ricevute all’ostello di Norcia.

Paolo trova un’alternativa allo scavalcamento delle transenne per le e-bike, mentre il resto del gruppo le scavalca per uscire dal paese. Si prosegue per Roccaporena fino al monastero di Santa Rita e alla sua casa natale. Qui il gruppo si spezza, Fabio, Elena, Matteo e Beppe si avventurano in fuoristrada nella zona descritta come fangosa da Frignani, il resto di noi torna sull’asfalto della SR471 per raggiungere Leonessa. Ci rincontreremo lì, destinazione Hotel Leo.

3° tappa: LEONESSA – RIETI

Dopo una notte confortevole, e dopo aver lavato le bici, si riparte sotto il sole per visitare il centro di Leonessa e fare le foto di rito e per salutare Francesco in partenza per Spoleto.

Il percorso si sviluppa lungo la strada regionale Leonessa-Rieti SR521. Clou della giornata è la visita al monastero di S. Francesco a Poggio Bustone, che ci viene presentato dal frate custode nel piazzale pieno di pellegrini in gita scolastica dalla Francia. Complice un bel sole, la giornata scorre piacevole.

Dopo pranzo si prosegue lungo la viabilità minore fino al santuario di San Felice all’acqua e da qui si raggiunge dopo qualche chilometro un’impervia scalinata che ci porta al santuario di Santa Maria della Foresta che visitiamo sotto la guida di un ragazzo di “associazione mondo x”

Raggiungiamo infine Rieti, Hotel Quattro Stagioni dove ceneremo e passeremo la notte. Piacevole la visita alla città dopo cena, alla scoperta dell’ombelico d’Italia!

5° tappa: RIETI-ORVINIO

L’uscita dalla città attraversa e segue per un breve tratto il fiume Velino, molto tranquillo nell’aria pulita del mattino si imbocca subito la SP31 (Ciclovia Salaria) che scorre per 15 Km in pianura, quello che ci vuole per scaldare le gambe. Si abbandona poi la valle del Turano per affrontare la ripida salita a Rocca Sinibalda, neanche il tempo di scendere dalle bici per riprenderci dalla salita e veniamo assaliti da un’inviperita abitante di un primo piano che ci urla contro per schiamazzi effettuati da gruppi ormai passati.

Poco prima di mezzogiorno raggiungiamo Posticciola, un affascinante borgo trasformato in museo all’aperto

Resistiamo alla proposta di un abbacchietto, col miraggio del pranzo sul lago, non considerando che è il 25 aprile e un milione di persone ha fatto la stessa pensata, così ci ritroviamo a doverci accontentare di un misero panino in piedi, fuori da un locale superaffollato, mentre poco oltre invitanti tavolinetti in ombra nell’adiacente area camper ci avrebbero comodamente ospitati. Lasciamo quindi la valle del Turano per l’SP36 di Pozzaglia Sabina in direzione Orvinio per l’accogliente B&B “il sorriso dei monti”. Ancora non lo sappiamo ma incontreremo per la prima volta le nostre future compagne di viaggio Katarina e Angela! Cena oversize e tranquilla visita serale nel vecchio borgo. “Passante che ti femi ad Orvinio, quando morirai potrai dire a S. Pietro che hai già visto il Paradiso!”

6° tappa: ORVINIO – SUBIACO

Ci svegliamo con previsioni meteo funeste e decidiamo di procedere veloci per Subiaco. 25 Km di discesa ci aiutano in questa scelta! L’SR314 Licinese non presenta infatti difficoltà. Raggiungiamo rapidamente Percile, poi Licenza dove visitiamo il bel ninfeo degli Orsini e i resti della villa di Orazio.

Arrivati alla stazione di Mandela Scalo proseguiamo in direzione della SP42A (Triburtina-Sanbuci), da qui una strada secondaria ci porta prima a Gerano e infine con un po’ di saliscendi al ponte medioevale di Subiaco. Raggiungiamo un ristorante ai piedi della rocca, dove abbiamo il tempo di un breve spuntino prima dell’inizio della pioggia, che contiunerà per tutto il pomeriggio, durante il quale, nello stesso ristorantino rincontriamo le due camminatrici austriache!

7° tappa: SUBIACO – SUBIACO

Il gruppo si divide per la visita ai monasteri del Sacro Speco e Santa Scolastica, per questi ci sarà il tempo di partecipare ad una sagra di fave e pecorino, mentre io e Toni, raggiunti più tardi da Lucia e Beppe decidiamo di dedicarci all’alpinismo salendo e scendendo i mille mila gradini di Subiaco alla ricerca delle sue meraviglie, intervistando gli autoctoni e visitando la rocca.

 8^ tappa Subiaco-Collepardo

Si parte lungo la strada regionale Sublacense (SR411) passando dai resti della villa di Nerone si prosegue poi su un bello sterrato che corre lungo l’argine sinistro dell’Aniene, entrando nel parco nazionale dei monti Simbruini. Raggiungiamo un ponte romano crollato in prossimità di una bella cascata, ghiotta occasione per una foto di gruppo.

Si lascia l’Aniene per salire lungo una forestale che dopo un lungo tornante ci riporta sulla Sublacense in località piani di Arcinazzo, dove pranziamo mentre fuori comincia a piovere. Si riparte sotto una leggera pioggia e si prosegue lungo la Sublacense che poi si unisce alla regionale per Fiuggi (SR155), che lasciamo dopo pochi chilometri per imboccare la via di Collepardo e Raggiungere fianalmente il B&B la Casa di Ivi in un palazzo storico con un favoloso giardino. Visitiamo una distilleria/farmacia, la cittadina, e il museo naturalistico. In serata ceneremo insieme alla due camminatrici austriache che nel frattempo ci hanno raggiunto e ad una nuova amica: Elisa che si unirà al gruppo per le ultime due tappe.

9° tappa: COLLEPARDO-ARPINO

Finalmente dopo un po’ di su e giù sappiamo che ci aspettano 26 Km di discesa, ce la prendiamo comoda facendo qualche foto sulla terrazza panoramica davanti al B&B. La prima inevitabile salita ci porta alla discussa Certosa di Trisulti che raggiungiamo sotto un tempo plumbeo. La nostra guida ci fa visitare le varie sale che sicuramente meriterebbero molto più tempo di quello a nostra disposizione, da chimico non può non colpirmi la fornitissima farmacia con i suoi vasi e la piccola sala visite, dedicate ai malati curati dai frati.

Tornati in sella raggiungiamo Casamari con una bella e veloce discesa che non basta per evitare la pioggia. Troviamo rifugio all’ora di pranzo all’albergo Caio Mario, il cui proprietario non si formalizza troppo nell’accoglierci completamente fradici. Ristorati, facciamo una breve visita all’Abbazia di Casamari con vetrate di alabastro e ripartiamo.

Al primo accenno di fango il gruppo si divide, i primi ad abbandonarci sono Maurizio e Valeria, che non vogliono ripetere l’esperienza di trovarsi con le ruote bloccate dal fango che preme contro i parafanghi, poi mentre il grosso del gruppo cerca di tornare su asfalto, Fabio, le nostre amiche toscane e Matteo proseguono sullo sterrato. Ci ritroveremo con questi ultimi a Isola del Liri, che ci permette di fotografare la bella cascata nel centro cittadino. Raggiungiamo infine Arpino accolti dall’ola delle nostre vecchie amiche austriache!

10° tappa: ARPINO-CASSINO

Il mattino ci accoglie con un sole splendente, abbiamo il tempo di lavare e oliare le bici prima di partire e non perdiamo l’occasione di fotografare le montagne intorno a noi coperte di neve! Nel centro città veniamo accolti da un responsabile della proloco che ci fotografa sotto la statua di Cicerone.

Dopo cinque Km raggiungiamo le rovine dell’acropoli di Civitavecchia, da dove si gode di uno splendido panorama sopra la città. La discesa dalla rocca avviene lungo un ripido e sconnesso pendio, reso insidioso dalla pioggia della notte, procediamo a piedi fino a raggiungere di nuovo l’asfalto. Scendiamo veloci lungo la via Vallecontieri e presto imbocchiamo l’SP7 che costeggia il Melfa, un percorso estremamente appagante per la maestosità del panorama e per la splendida giornata, senza considerare il falsopiano a scendere! Lasciata a dispiacere la valle del Melfa un’irta salita ci porta a Roccasecca, dove facciamo un piccolo spuntino approfittando dei forni e dei bar del paese. C’è chi deciderà di affrontare la scalata a Montecassino con due Kg di zavorra!

Ben presto siamo a Cassino, pronti alla scalata. Che dire, è lunga e trafficata, ma è regolare e siamo allietati dal vedere la città che pian piano si delinea sotto di noi. Passiamo il castello, e sotto un tempo che comincia a farsi minaccioso raggiungiamo l’abbazia di Montecassino, dove i più scrupolosi riceveranno l’attestato del compiuto percorso. Non ci resta che scendere e trovare una comoda sistemazione nell’accogliente agriturismo il Pioppeto, dove saremo raggiunti da Fausto, il nostro autista di fiducia, che al mattino lascerà per strada Elena ed Elisa e ci riporterà a Bologna.

QUALCHE CONSIDERAZIONE FINALE

Qualcuno potrà legittimamente lamentare che muoversi lungo un tracciato così noto e frequentato, con tanto asfalto, assistiti per il trasporto del bagaglio, sia privo di avventura. Per quel che mi riguarda non è stato così. Il tracciato è molto lungo, il fatto che sia percorribile da chiunque non ne sminuisce il fascino. I paesi e i monasteri visitati e la bellezza dei luoghi attraversati sono assolutamente imperdibili, l’incrocio con le persone a piedi è sempre stato occasione di saluti benevoli e reciproci sguardi di ammirazione. L’occasionale maltempo ci ha obbligati a far di necessità virtù. Le avversità, i ritardi e i piccoli incidenti hanno rafforzato il nostro spirito di gruppo. Tutte le persone incontrate (con l’eccezione della signora di Roccasinibalda), si sono mostrate felici del nostro passaggio, non tanto per l’innegabile interesse economico, quanto per la gioia di vedere riconosciuta, dal nostro passaggio, la bellezza dei paesi nei quali vivono in discreto isolamento. Abbiamo vissuto impensabili “avventure” nell’incontro col frate del monastero di S. Francesco, con la farmacista dai capelli rossi, coi gestori dei ristoranti degli Altipiani di Arcinazzo e di Casamari, con la guida della rocca di Subiaco, e con la signora col cane che ha chiacchierato con me e Toni, raccontandoci di come vivono i locali. Ricordo con piacere l’accoglienza dei gestori del Sorriso dei Monti, L’ospitalità nella casa di Ivi la passione e l’entusiasmo della guida del museo di Collepardo. Tutti questi momenti, insieme a mille altri, sono tessere di un mosaico di emozioni che valgono quanto e più di un’avventura in montagna o nei boschi.

Sono grato ad Elisabetta e Giuseppe per l’organizzazione di questo viaggio, a Lucia per gli insegnamenti storico-culturali e a tutti i miei compagni di viaggio per le continue manifestazioni di amicizia che lo hanno reso così piacevole. Infine, un doveroso ringraziamento al CAI per averci riuniti.

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