MAROCCO IN MTB dal 16/11 al 24/11/2019

UNA SETTIMANA IN MTB TRA L’ATLANTE ED IL SAHARA  con il Ciclo CAI Bologna in Marocco  –  (Percorso di km 240 con dislivello complessivo di m 2.562)

Racconto a cura di Giuseppe Simoni

 

Un viaggio con la mountain bike dalle montagne dell’Atlante al deserto, lungo la via delle carovane, fra i villaggi berberi della Valle di Ounila, attraverso la Valle delle Rose e dei datteri, sull’imponente massiccio vulcanico del Jbel Saghro, fino alle dune sabbiose a sud di Zagora.

Ero già stato in Marocco 25 anni fa; un classico viaggio in pullman turistico sulle poche strade allora esistenti, il mio primo contatto con un paese del Nordafrica. Ricordavo le città imperiali, l’incredibile medina di Fez, il caos della piazza Djemaa el Fna a Marrakech. Ma ciò che mi era rimasto dentro più di tutto erano i colori del deserto, di roccia o di sabbia: il rosso e il giallo vivi contro il cielo blu. E gli Ksour, gli antichi villaggi berberi degli stessi colori, che si confondevano col terreno.

Ecco perché la proposta del viaggio in Marocco era davvero interessante. Ma non ero il solo a voler ritornare nel deserto, o a visitarlo per la prima volta; perché l’iniziativa di Betta, accompagnatrice del CAI, ha trovato una quindicina di adesioni, anche da parte di un paio di soci di altra regione.

Il viaggio è stato organizzato appoggiandosi ad una compagnia locale (Mountain Bike Morocco Company di Marrakech, http://www.mountain-bike-morocco.com/) specializzata in escursioni in mountain bike, ciclismo e trekking sulla catena dell’Atlante e nel Sahara, che ha saputo personalizzare il percorso a nostra richiesta. Prevista la presenza di mezzi al seguito, sia per trasportare i bagagli e viaggiare in bici con zaino leggero, sia per spostarsi in parte con pulmino, per evitare tratti stradali trafficati e/o non interessanti e coprire maggiori distanze.

Sabato 16 novembre

Si parte dall’aeroporto di Bologna nel tardo pomeriggio; breve scalo a Casablanca poi il volo per Marrakech, dove arriviamo quando è ormai notte.

All’aeroporto incontriamo le nostre guide, che ci accompagnano con il pulmino verso la medina. Attraversiamo a piedi alcuni vicoli del souk diretti all’albergo che ci ospiterà, seguiti dagli sguardi non del tutto rassicuranti dei pochi viandanti in strada.

Un carretto per la raccolta rifiuti trainato da un somarino lanciato al galoppo ci obbliga ad accostarci al muro. Il Marocco sembra rimasto lo stesso di oltre vent’anni fa.  (pernottamento al Riad Africa)

Domenica 17 novembre

A colazione facciamo conoscenza con gli amici del CAI di Como, Smeralda e Mario, arrivati il pomeriggio precedente direttamente col volo da Bergamo.

Attraversando di nuovo il souk che si sta risvegliando, raggiungiamo il pulmino che ci dovrà trasportare all’inizio del percorso in bicicletta. Usciti dalla città saliamo verso l’Alto Atlante, fino al passo di Tizi-n’Tichka (m 2260 slm), dove è d’obbligo una sosta per ammirare il panorama e riscaldarci con un tè o caffè bollente: pur essendo una splendida giornata di sole, come sarà anche per i giorni successivi, la temperatura è infatti piuttosto fresca.

Poco oltre il passo il pulmino gira a sinistra verso Telouet, fino a raggiungere una spianata ombreggiata sulle rive di un torrente privo d’acqua, dove il mezzo fuoristrada dei nostri accompagnatori ci ha preceduti per allestire tavoli e sedie per il pranzo. Appena arriviamo viene apparecchiato un abbondante buffet di vivande calde e fredde; è il nostro primo incontro con i pic-nic che saranno allestiti ogni giorno dagli accompagnatori lungo il percorso. Davvero bravi!

Finalmente partiamo in bici e dopo una breve salita scolliniamo e iniziamo a scendere nella valle di Ounila, percorrendo una strada oggi asfaltata, ma che fino a non molti anni fa era una pista carovaniera di collegamento tra i vari villaggi berberi che punteggiano la vallata.

Il traffico è quasi assente; ci fermiamo nei punti più panoramici per scattare alcune foto, entusiasmati dall’immagine degli ksour. Alle nostre spalle, in distanza, si vedono le cime dell’Atlante coperte di neve.

Arriviamo all’albergo ad Ait-Ben-Haddou (m 1300 slm). Qualcuno va verso il villaggio per una visita immediata. Altri, come il sottoscritto, si fermano a riposare e rinviano la visita alla mattina successiva, presto, prima della partenza. Dopo cena, con l’amico Gianluigi facciamo due passi e veniamo attratti dal suono di tamburi. Nella piazzetta del paese c’è una festa, forse un matrimonio. Gruppi in costume berbero tradizionale suonano e ballano al centro, disegnando coreografie; attorno assiste il pubblico. Un addetto alla vigilanza ci indirizza alla nostra sinistra. Ci rendiamo subito conto che c’è una regola ben precisa: nelle sedie della “platea” ci sono solo le donne, con le ragazze giovani e le bambine nelle prime file, mentre gli uomini sono tutti dietro, in piedi, dove ci troviamo anche noi, rigorosamente separati dalle donne dal corridoio di accesso ed uscita dalla piazzetta.

Non è certo uno spettacolo creato per i turisti; abbiamo l’occasione di assistere ad una autentica cerimonia berbera tradizionale.

  • percorso in bici km 43,0; dislivello m 471
  • pernottamento all’hotel La Rose du Sable di Ait-Ben-Haddou

Lunedì 18 novembre

Al mattino di buon ora, dopo colazione, saliamo a piedi allo ksar di Ait-Ben-Haddou. L’antico villaggio, situato lungo la rotta carovaniera tra Marrakech e il deserto del Sahara e dichiarato patrimonio Unesco, è abitato ormai solo da poche persone e sorge sul fianco sinistro della valle del fiume Ouarzazate, mentre il paese moderno si è sviluppato sulla destra, fortunatamente a distanza dalle mura.

E’ uno dei luoghi più visitati del Marocco, ma noi passeggiamo per le strade del villaggio fortificato prima dell’arrivo dei pullman dei tanti rumorosi turisti, quando le numerose variopinte botteghe di souvenir e artigianato stanno ancor aprendo. In queste condizioni il luogo è davvero affascinante. La luce radente e dorata del mattino evidenzia i disegni berberi che ornano le torri di pisè; non per nulla sono stati girati qui tanti film, come Lawrence d’Arabia, Il te nel deserto e Il gladiatore, solo per citare i più famosi.

Ripartiamo subito in bici lasciando la strada principale per avventurarci su una pista nel deserto roccioso; la collina di Ait-Ben-Haddou si allontana alle nostre spalle, fino a che tutto intorno non vediamo più nessuna traccia umana. La pista prosegue con dolci saliscendi facendoci provare la sensazione di viaggiare lontano dalla civiltà. Vediamo in distanza una fortezza e ci avviciniamo. E’ una struttura recente, ma fatta nello stile tradizionale, sicuramente il set di un film. Ci stiamo infatti avvicinando ad Ouarzazate, la Cinecittà del Marocco. Prima di raggiungere la città attraversiamo uno stabilimento cinematografico, con teatri di posa all’aperto e al chiuso, circondati da cannoni, carrozze e altri oggetti tratti da chissà quale film. Pranziamo fuori Ouarzazate a margine del fiume, all’ombra delle palme.

Nel pomeriggio, dopo un breve spostamento in pulmino fino a Skoura (m 1200 slm), facciamo ancora un breve giro ad anello attraverso un’oasi della valle del Dades, visitando la bellissima Kasbah Amridil, i piccoli nuclei di abitazioni rurali, le piantagioni di datteri e banani e gli impianti irrigui realizzati per sfruttare al meglio la scarsa acqua disponibile.

Il proprietario del Riad in cui dormiamo mostra tutta la tradizionale ospitalità araba. Sorride felice di accoglierci e farci visitare la sua abitazione-albergo. Recita continuamente la filastrocca “tre civette sul comò…”; sono le poche parole di italiano che qualche turista prima di noi gli ha insegnato. Davvero una persona simpatica.

  • mattino: percorso km 30,0; dislivello m 184  –  pomeriggio: percorso km 12,5;  dislivello m 91
  • pernottamento a Skoura al Riad Dar Panorama

Martedì 19 novembre

Un breve percorso in pullman ci porta a Kelaat Mgouna, da dove ripartiamo in bici per risalire la Valle delle Rose; tra fine aprile ed inizio maggio tutta la valle si riempie di rose selvatiche, che crescono nei cespugli e con i loro petali colorano di rosa acceso i villaggi. Purtroppo ora, in autunno, non sono visibili. La leggenda dice che le piante furono portate da Damasco da pellegrini di ritorno dalla Mecca. Le donne e i bambini le raccolgono per farne ghirlande da vendere, abbellire le case, estrarne essenze. Di recente alcuni profumieri francesi hanno insediato qui due fabbriche per la produzione di oli e profumi, trasformando questa tradizione in un reddito per molte famiglie.

La valle è punteggiata di villaggi berberi. Ogni volta che ne attraversiamo uno frotte di bambini ci affiancano per salutarci, tendono la mano e ci danno “il cinque“, ridendo soddisfatti. Qualcuno lo fa mettendoci tutte le proprie forze e si deve stare pronti a ritirare la mano in tempo per non prendere un colpo eccessivo. C’è anche qualche ragazzina che si fa coraggio e si avvicina per dare il suo “cinque”, ma la maggior parte delle bambine resta dietro e sorride al gesto dei compagni.

Saliamo lentamente fino a 1800 metri di quota, in un paesaggio che diviene sempre più arido e deserto, anche se coloratissimo di rocce gialle e rosse contro il cielo blu. Quassù incontriamo una famiglia di nomadi berberi che vive in un alloggio ricavato da una grotta, allevando capre e producendo tappeti. Ci offrono il tradizionale tè, che accettiamo confidando nel fatto che, in fin dei conti, l’acqua e stata fatta bollire. Seduti davanti alla grotta-abitazione alcuni di noi si lasciano trascinare in un coro di canzoni tradizionali, al ritmo di antichi strumenti a percussione.

Riprendiamo la pista ed iniziamo a scendere lentamente verso la valle del Dades, per raggiungere e pernottare nella località di Ait Ben-Ali (m 1650 slm).

Prima che faccia buio, il nostro pullman ci porta ad una postazione panoramica sulle famose “Gorges du Dades”. La serata è molto fredda e l’escursione è un po’ deludente: infatti, la strada delle gole è stata sistemata e asfaltata e sono sorti diversi alberghi e ristoranti. Il fascino dell’antica pista carovaniera, selvaggia e pericolosa, è andato in buona parte perduto.

  • percorso km 45,0 –  dislivello m 810
  • pernottamento ad Ait Ben Ali al B&B Dar Essyaha

Mercoledì 20 novembre

Oggi dobbiamo affrontare la salita al passo Tizi n’Tazazert, 2300 metri, sulle montagne vulcaniche del Jbel Saghro nell’Anti Atlante. Fino allo scorso anno il percorso era sterrato, piuttosto lungo e faticoso, ma da poco la strada è stata asfaltata ed è divenuta ben accessibile, anche se il traffico è quasi assente. Abbreviamo il tragitto con un transfer in pulmino, per evitare lunghi e monotoni rettilinei, ed iniziamo a pedalare ai piedi della salita finale, già alla quota di 2000 metri. Raggiungiamo il valico, poi a piedi il cippo collocato sulla cima del colle, a m 2350.

La discesa è lunga e veloce, fino al piazzale del campeggio Tazlout, dove sui tavolini sotto al pergolato i nostri accompagnatori hanno preparato un pranzo con “kebab marocchino” (spiedini di manzo alla brace).

Il paesaggio intorno è bellissimo e molto particolare, con alcuni monoliti che ricordano la Monument Valley. Attratti da queste rocce, terminato il pasto facciamo una deviazione su sterrato, prima in bici poi, quando il terreno diventa troppo sconnesso, a piedi fino a raggiungerle; sono pareti lisce e verticali che inviterebbero ad una arrampicata.

Riprendiamo la strada in direzione sud e con leggeri saliscendi raggiungiamo l’oasi berbera di N’kob, dove pernottiamo.

  • percorso km 53,0 –  dislivello m 543
  • pernottamento a N’kob all’hotel Kasbah Ennakhile

Giovedì 21 novembre

Lasciamo N’kob e con un breve tragitto in pullman raggiungiamo l’imbocco della strada sterrata che va a sud verso il villaggio di Tafetchna. Attraversiamo ancora un deserto roccioso, ma qui il colore delle rocce è più scuro e sul fondo valle è presente una bassa e rada vegetazione.

Scolliniamo e scendiamo di nuovo verso la valle della Draa, presso un altro villaggio berbero dove sostiamo per il consueto buffet allestito dagli accompagnatori.

Caricate le bici sul fuoristrada e saliti sul pulmino, ci dirigiamo verso il deserto dove pernotteremo. Il tragitto è di un centinaio di km ed a Zagora una sosta è necessaria.

La città era famosa per il cartello esistente in fondo alla strada principale che segnalava “Timboctou 52 giorni di cammello”. C’è ancora, ma oggi questo cartello, in varie forme, è ripetuto in ogni caffè e ristoro per turisti; ed è pure stato realizzato un monumento in muratura che spiega la storia della stazione carovaniera di Zagora, ultimo avamposto abitato da dove nel XVI secolo partivano i convogli per l’Africa Subsahariana.

Proseguiamo in pulmino per alcune decine di chilometri; gli ultimi sette sono una pista nel deserto e dobbiamo lasciare il pulmino e le bici per salire tutti su due pick-up 4×4 che ci portano al campo per il pernottamento.

L’attendamento dell’Erg Lihoudi è superiore alle nostre attese: è come un campeggio, semplice ma attrezzato con servizi igienici, docce, pannelli solari per l’acqua calda, gazebo esterno e sala ristorazione, tende con struttura in legno, simili a bungalow, dotate di brandine con lenzuola e coperte.

Dopo cena, sotto le stelle attorno ad un falò, le nostre guide e i beduini del campo cantano al suono di strumenti tradizionali. Facciamo la conoscenza di due turiste americane, le sole altre ospiti presenti, che prima di lasciare Zagora non hanno dimenticato di acquistare un paio di bottiglie di vino marocchino in un supermercato.

  • percorso km 31,0 –  dislivello m 224
  • pernottamento nelle tende al Bivouac l’Erg Lihoudi

Venerdì 22 novembre

Un tragitto in auto di circa 130 km ci riporta indietro dal deserto a Zagora, poi verso nord lungo la valle della Draa. Riprendiamo le bici e costeggiamo ancora il fiume Draa sulla sponda opposta, dove corre una pista sterrata. Incontriamo ancora villaggi berberi e ragazzini che ci salutano con il “cinque”. Dopo un paio d’ore raggiungiamo il punto in cui è stato allestito il pranzo; è l’ultimo pic-nic nel deserto, le provviste sono ancora abbondanti, così sono ospiti a pranzo in un tavolino loro riservato tre ragazzini che si sono avvicinati a noi incuriositi ed in cerca di qualche caramella.

Poi, caricate definitivamente le bici sul furgone, con il pullman raggiungiamo Ouarzazate.

  • percorso km 25,5 –  dislivello m 239
  • pernottamento all’hotel Zaghro

Sabato 23 novembre

E’ il giorno del rientro a Marrakech. Si parte in pulmino verso il passo Tizi-n’Tichka. Mano a mano che la strada sale con continui tornanti verso gli oltre 2000 metri del valico, il tempo diventa sempre più piovoso e ci avvolge la nebbia: è un clima da autunno padano, ma fortunatamente arriva quando le escursioni in bicicletta sono terminate.

Raggiungiamo Marrakech per pranzare in un locale della piazza Djemaa el Fna. Poi ci resta il pomeriggio a disposizione per una visita alla città prima della cena dei saluti con i tipici tajine.

  • pernottamento al Riad Africa

Domenica 24 novembre

Non c’è neppure il tempo di fare colazione. Il solito pulmino alle 7.00 ci accompagna all’aeroporto per il volo di ritorno.

In sei giorni abbiamo percorso in bici 240 km, con un dislivello di m 2.562; certamente non è stata un’impresa eccezionale come impegno tecnico e fisico, ma il viaggio ci ha lasciato dentro tanti momenti indimenticabili.

Pedalare tra le rocce gialle e rosse dei monti dell’Atlante, tra le impressionanti gole e i paesaggi lunari del Jbel Saghro; scendere fino ai margini del deserto per passare una notte in tenda sotto il cielo stellato; attraversare villaggi berberi apprezzandone le popolazioni e la cultura; incontrare bambini che fanno a gara felici di salutarti con un “cinque”; dormire nei Riad, accolti con tanta cortesia, ed affacciarsi dal terrazzo al tramonto per ammirare le oasi e le strutture in “pisè” che si confondono con la terra…

E’ stata una grande esperienza, da consigliare ad ogni ciclo-escursionista. Luoghi ancora selvaggi a neppure tre ore di volo da Bologna e senza dover affrontare difficoltà tecniche particolari.

Un ringraziamento a Betta per l’ottima organizzazione ed ai suoi referenti della Mountain-Bike Morocco di Marrakech, alle nostre guide Mohammed, Houssain ed ai loro assistenti, capaci di essere insieme autisti, meccanici e cuochi.