DoloTour 2026 venerdì 10-sabato 11-domenica 12 – luglio 2026















Il DoloTour 2026 non è solo una sfida fisica, ma un viaggio nel tempo attraverso la Ladinità, le ferite della Grande Guerra e l’antica economia del ferro che ha plasmato queste valli per secoli.
Ecco il testo integrale arricchito con le testimonianze storiche e culturali del territorio.
🏔️ DoloTour 2026: L’Anello della Storia e della Roccia
Tre giorni tra mito, miniere e grandi battaglie nel cuore delle Dolomiti Ladine
Il DoloTour 2026 è un’immersione totale in un territorio dove la natura monumentale si intreccia con le vicende umane. Dalle antiche rotte commerciali del Medioevo alle trincee della Prima Guerra Mondiale, ogni chilometro racconta l’anima resiliente delle popolazioni ladine.
📅 Giorno 1: Il Cuore di Ferro e il Balcone sul Pelmo
Il tour inizia a Colle Santa Lucia (La Plì de Col), storicamente un avamposto strategico e spirituale. Il borgo faceva parte del Capitano di Castello, sotto il dominio del Vescovo di Bressanone, e rappresentava il confine tra il mondo tirolese e la Serenissima Repubblica di Venezia.
Risalendo verso le Miniere del Fursil, attraversiamo quello che nel Medioevo era uno dei distretti minerari più importanti d’Europa. Qui si estraeva la “siderite manganesifera”, un ferro di altissima qualità ambito dalle armerie di tutta Europa per forgiare le celebri spade veneziane e milanesi. Il sentiero esposto che percorreremo calca le orme dei minatori che per secoli hanno scavato le viscere del monte.
Saliamo verso il Fertazza e dopo aver ammirato il Lago di Alleghe (formatosi tragicamente nel 1771 a causa di una gigantesca frana dal Monte Piz), arriviamo al passo Staulanza , proseguiamo verso il rifugio Città di Fiume, che oltrepassiamo, e arriviamo alla Forcella Ambrizzola, un luogo sacro per l’archeologia: a breve distanza, sotto un masso erraticone a Mondeval de Sora, è stata ritrovata la sepoltura del “Cacciatore di Mondeval”, un uomo del Mesolitico vissuto 7.500 anni fa, testimonianza che queste vette erano frequentate fin dalla preistoria. Il pernotto al Rifugio Palmieri, sotto la Croda da Lago, ci avvolge nel silenzio dei pascoli ampezzani.
📅 Giorno 2: Leggende Ladine e le Acque del Fanes
La seconda tappa ci porta a sfiorare la mondanità di Cortina d’Ampezzo attraverso la Passeggiata Montanelli, dedicata al celebre giornalista che amava meditare tra questi boschi. Ma è oltre il Passo Posporcora che entriamo nel vero cuore del mito.
Le Cascate del Fanes e l’omonima valle sono il teatro del Regno dei Fanes, l’epopea nazionale del popolo ladino. Secondo la leggenda, queste rocce erano abitate da un popolo alleato con le marmotte, la cui fine fu segnata dal declino della principessa guerriera Dolasilla. Risalire la Val di Fanes Grande significa entrare in una cattedrale geologica dove la roccia calcarea riflette la luce in modo unico.
La giornata si chiude con la brutale e tecnica discesa dal Col de Locia. Questo passaggio segna il confine geografico e linguistico tra la conca ampezzana e la Val Badia, portandoci a Sciarè, nel comune di San Cassiano, dove la cultura ladina è ancora oggi colonna portante della vita quotidiana, dalla lingua alla conservazione delle viles (gli antichi insediamenti rurali).
📅 Giorno 3: La Sentinella di Pietra e la Strada della Vena
L’ultimo giorno è un viaggio nella memoria bellica. Risalendo al Passo Valparola, incontriamo il Forte Tre Sassi e il cimitero militare: qui, durante la Grande Guerra (1915-1918), il fronte contrapponeva l’esercito Austro-Ungarico a quello Italiano in una logorante guerra di posizione ad alta quota.
Il passaggio sotto il Setsass e la discesa verso il Castello di Andraz ci riportano al Medioevo. Il castello, arroccato su un enorme masso, era il fulcro del controllo del territorio: da qui il Vescovo di Bressanone sorvegliava il trasporto del ferro estratto al Fursil. È uno dei simboli più potenti della storia tirolese in territorio dolomitico.
Dopo la sfida fisica della salita al Rifugio Averau, ai piedi delle Cinque Torri (punto di osservazione cruciale per l’artiglieria italiana durante il conflitto), iniziamo il rientro verso Colle Santa Lucia. L’atto finale si svolge lungo la Strada della Vena: l’antica via di comunicazione utilizzata dai carri carichi di minerale. Passando per i borghi di Larzonei e Colcuc, con le loro architetture spontanee in legno e pietra, chiudiamo l’anello tornando al punto di partenza, consapevoli di aver pedalato non solo sulla roccia, ma su secoli di storia alpina.
Nota culturale: Durante tutto il tour, noterai i Tabià, i tipici fienili in legno. Molti di quelli che vedrai tra Colle Santa Lucia e Larzonei sono strutture secolari che testimoniano l’antica sapienza dei carpentieri locali nel trattare il legno di larice.